Nel II sec. a.C. a Neapolis vennero inaugurati i giochi Isolimpici, in onore dell’imperatore Augusto e così chiamati perché simili a quelli che si svolgevano ad Olimpia. Le competizioni, per lo più lotte e corse con i carri, erano spesso rappresentate su mosaici, sulle anfore e negli affreschi, alcune sono le testimonianze su reperti conservati ed esposti al Mann. La figura dell’atleta, giovane e forte, emblema di perfezione fisica e mentale, è riprodotta spesso sia nelle sculture che in altre espressioni d’arte. Grazie allo studio delle raffigurazioni si può oggi affermare che le discipline più praticate nella nostra Neapolis erano la lotta e il pugilato, e molto praticate erano anche le tipiche corse con le fiaccole. Le donne atlete gareggiavano durante le manifestazioni religiose che si organizzavano in onore di divinità femminili. I concorrenti dovevano recarsi a Napoli 30 giorni prima dell’inizio dei giochi per iscriversi ed allenarsi. Il premio era una corona di spighe, per le gare musicali era previsto anche un premio in denaro. Inizialmente gli iscritti gareggiavano divisi per classi di età, i paides erano quelli dai 17 ai 20 anni, e gli andres dai 20 anni in poi, successivamente fu introdotta una categoria intermedia, gli aghenei. Tutto questo è stato appreso grazie il rinvenimento di lastre marmoree nella zona dove oggi sorge la fermata “Duomo” della metropolitana che riportano appunto i nomi degli atleti delle varie edizioni e le varie tipologie di gare.