In Via Medina sorge questa chiesa, tra le più importanti della città, il cui nome è dovuto al colore degli abiti indossati dagli orfani accolti nell’istituto ad essa annesso: orfanotrofio e conservatorio musicale.
La fondazione dell’istituto, fra il 1592 e il 1607, fu voluta dalla Congregazione dei Bianchi dell’Oratorio, che si occupava di accogliere bambini abbandonati, necessitando di una struttura più ampia, rispetto a quella che già detenevano. Poeticamente descritta come la fabbrica dei cantori napoletani del 600 e del 700, ben presto l’attività principale del conservatorio divenne quella di insegnare musica e tra i suoi allievi più illustri vi furono Alessandro Scarlatti, Giovan Battista Pergolesi e Giovanni Paisiello.
Per sostenere le spese dell’istituto inizialmente alcuni delegati chiedevano offerte per strada, successivamente gli stessi allievi riuscirono ad ottenere forme di finanziamento più sicure esibendosi non solo nelle chiese ma anche in occasione di feste pubbliche, funerali, processioni e nel tempo formarono vere e proprie compagnie musicali. Inizialmente i rettori dell’istituto provvedevano personalmente al reclutamento dei ragazzi bisognosi, poi iniziarono ad essere accolti anche quelli che ne facevano richiesta. Nel 1600 potevano entrare in istituto solo i ragazzi orfani di padre e con un’età massima di 22 anni, si faceva eccezione solo in caso di eccezionale bravura. Nel 1615 Salvatore Di Giacomo instituì come materia d’insegnamento la musica, quindi iniziarono ad essere ammessi al conservatorio alunni paganti, napoletani e non, a condizione che non fossere figli illegittimi né avessero pendenze penali presso corti ecclesiastiche.
La facciata che si ammira oggi non è quella originala, ma è frutto di un rifacimento avvenuto tra il 1769 e il 1770, su progetto di Bartolomeo Vecchione.
All’interno opere d’arte di particolare bellezza, come la splendida Sacra Famiglia di Battistello Caracciolo, primo pittore napoletano a interpretare fedelmente le soluzioni cromatiche del Caravaccio, o l’Invenzione della Croce di Luca Giordano.